Superstizioni marinare
Le più belle, raccontate con simpatia, mai come verità.
Il fischio — "Chiama il vento": nasce dal timore di risvegliare una burrasca quando non serve.
Le banane — Portano sfortuna a bordo: nei velieri ottocenteschi i carichi di banane marcivano in fretta e sprigionavano gas che uccidevano il pesce intorno alla barca, facendo credere ai pescatori che la frutta stessa fosse malaugurata.
Le scarpe sul tavolo — Mai, in nessuna casa di mare: richiama la morte in tavola, come nella superstizione di terra.
Cambiare il nome a una barca — Porta sfortuna, a meno di un piccolo rito di "ribattesimo" per placare Nettuno.
Le donne a bordo — La superstizione classica le voleva portatrici di sfortuna, eppure la polena a prua era quasi sempre femminile: si credeva placasse il mare mostrando il seno alla tempesta. Una contraddizione che i marinai stessi non hanno mai risolto, e che oggi raccontiamo per quello che è: folklore, non regola.
Il venerdì — Giorno sfavorevole per salpare, probabilmente per l'eco religiosa del venerdì di passione.
Il vino versato — Se capita in tavola a bordo, si dice porti buon vento, al contrario di quanto si crede a terra.
Il Portolano Boboat è cultura del mare, non uno strumento operativo: racconta luoghi, tradizioni, galateo, venti, nodi, bandiere, VHF, emergenze, meteo, dotazioni, segnali e norme per il piacere di conoscerli. Non sostituisce carte nautiche, portolani ufficiali, ordinanze, avvisi ai naviganti, bollettini meteo, la normativa vigente, i manuali ufficiali, la formazione necessaria — patente compresa — né la valutazione del comandante.
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